Quando le donne inventarono il welfare. “Le donne di Matilde Serao: radiografia di un’epoca”.

Di Cora Craus –
“Un’altra faceva una carità più ingegnosa: essendo già lei povera, mangiava dei maccheroni cotti nell’acqua e conditi solo con un po’ di formaggio piccante, ma la sua vicina, poverissima, non aveva che dei tozzi di pane secco, duro. Allora quella meno povera regalava alla sua vicina l’acqua dove erano stati cotti i maccheroni, un’acqua biancastra che ella rovesciava su quei tozzi di pane, che si facevano molli e almeno avevano un certo sapore di maccheroni”.
È un passo tratto da “La pietà”, uno degli articoli più celebri del capolavoro di Matilde Serao, “Il ventre di Napoli”.
La volta scorsa abbiamo parlato delle donne e de “L’usura”; il testo speculare, sempre tratto da Il ventre di Napoli, è il pezzo “La pietà”. Qui c’è la parte femminile più luminosa e generosa di Napoli, diventata poi mito e archetipo della donna del Sud.
“La pietà” non è un racconto unico: sono quasi delle scenette, delle radiografie di un’epoca: sono grani di un rosario che mettono in luce quello che a noi sembra un assioma della Serao: la povertà, anche quella assoluta, non è un freno alla carità, al contrario la inventa e la rende sublime. Un gesto che nel suo valore concreto, venale, come regalare l’acqua di cottura dei maccheroni, vale meno di un soldo dato in elemosina, acquista un valore immenso.
Nelle intense pagine del racconto, Matilde Serao fa qualcosa di altrettanto grande: non mitizza queste persone, offre loro rispetto. Le racconta con schiettezza feroce, da testimone interno, non da osservatrice esterna. Lei ricca e colta borghese, ha buttato il cuore oltre l’ostacolo: se ne sente parte.
Nelle pagine de La pietà, Serao costruisce un matriarcato della pietà, ma è anche un’amara denuncia: le sue donne non aspettano lo Stato, che non c’è, non lo hanno mai visto né sentito se non per le punizioni; né vivono la Chiesa come istituzione, come protezione, come aiuto ai disperati, anche la povertà suonava come un peccato. E allora si trasformano loro in welfare.
Viene da chiedersi se quel welfare fai-da-te non sia ancora oggi quello che regge il Sud: nonne, vicine, comari.
Qualche tempo fa lessi, in un articolo di cui non ricordo l’autore, una sintesi perfetta de La pietà: “Non potendo dare denaro, queste donne danno il corpo: il latte, il sonno, il fuoco, l’acqua dei maccheroni. È un’economia del dono che sfugge a ogni logica borghese. Pagine di un femminismo ante-litteram, dove la solidarietà femminile è l’unico welfare che esiste”.