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Poesia. “TERRA FECONDA” di Vinicio Salvatore Di Crescenzo

Di Cora Craus –

“…Fumo dai campi piegato alla prima corrente. / E mentre dissolta è la quiete notturna, / s’accende il grido rurale che invoca terra feconda.”

I versi sono tratti dalla composizione “Terra feconda”, che dà il titolo all’omonima raccolta del poeta fondano Vinicio Salvatore Di Crescenzo, appena pubblicata dalla casa editrice La Valle del Tempo. La raccolta comprende 65 composizioni, dove la levità e l’eleganza del verso si accompagnano alla profonda solidità dei sentimenti. La ricercatezza e la rarefatta parola guidano l’agreste e rustica descrizione della natura nella sua cruda dolcezza. La poesia di Vinicio Salvatore Di Crescenzo esprime una intensa intimità, esaltata da un linguaggio poetico suggestivo e dalla musicalità dei versi.

Le composizioni del poeta mostrano chiaramente che hanno lasciato lo spazio della volubile e impulsiva emozione per planare e occupare il più solido piano dei sentimenti: verso il mondo, la natura che lo circonda, ma soprattutto verso sé stesso. La lettura di una poesia è un’esperienza intima e personale, a volte animica, che smuove memorie, ricordi e frastagliate immagini, quasi un flusso di coscienza appartenente alla singola anima del lettore. In questo senso, la poesia diventa un ponte, un luogo di incontro e di condivisione emotiva tra l’autore e il lettore.

La raccolta “Terra feconda” è un canto dell’anima alle proprie radici, all’amore della propria terra. Questo amore, attraverso l’unicità del personale legame del poeta, si espande e descrive l’universalità del legame dell’Uomo con le proprie origini, così simili per tutti eppure così distanti su questa terra, da fare apparire tutto il prossimo umano come uno “straniero” l’un l’altro.

“…Chi conosce l’andar del mondo e della storia/ sa che sotto il sole dell’intrepida speranza/ nembo scuro può tenebrar promessa e seminare inganno.”

“Terra feconda” è un omaggio alla natura, ma racchiude anche la parabola della vita: dalle composizioni sulla nascita a quelle sulla pienezza della vita, fino al suo chiudersi: la morte, raffigurata dallo struggente ricordo della madre.

“…E poco resta se non meste/ giornate senza una madre. / Tu che faro sei stata pel mio navigar/ hai donato terra per ogni mio approdo.”

 Il tema della morte è ricorrente in tutta la poetica di Vinicio Salvatore Di Crescenzo, il cui tono varia dal sentimento romantico e struggente dei ricordi alla consapevolezza esistenziale, fino all’evidenziarla come parte integrante e ineluttabile della vita. Tuttavia, in alcuni punti, la trattazione della morte risulta un po’ troppo ripetitiva e non sempre porta nuove sfumature di significato, il che non toglie nulla alla capacità del poeta di affrontare questo tema con sincerità e profondità.

Spesso, nelle raccolte pubblicate dal poeta, sono presenti composizioni quali affettuosi omaggi geografici al suo territorio d’origine, come testimoniano, in questo libro, le poesie “Via San Rocco (Sperlonga)” e “Ventotene”.

“…Si sente odore di cielo/ nel mare deserto di Ventotene. / Ogni languida notte è rifugio/ silente per anime sotto la luna.”

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Cora Craus

Cora Craus

Giornalista