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Nuove autrici. “PETRICORE” di Erika Paletti

Di Cora Craus –

“PETRICORE – Ovvero tutto o il contrario di niente” di Erika Paletti è un memoir, uno zibaldone di intime riflessioni e di denuncia sociale, attraversato da una vena d’ironia; una straordinaria seduta d’analisi collettiva dove emerge la raffinata cultura dell’autrice, un romanzo crudo nella sua voglia di vita e non solo di sopravvivenza. Qua e là, emerge il sapore del thriller, non estraneo all’autrice, vincitrice con un suo racconto di “Giallo Latina”.

Il primo forte colpo di scena, e un colpo al cuore per il lettore, arriva leggendo una inesistente certezza, o meglio, quello che sembra una certezza: la morte della protagonista: ” …il corpo di Francesca Pellizza che giace nel cortile. Gli arti scomposti, immobili nella posa grottesca di una marionetta”

Un romanzo complesso e profondo, spezzettato e spezzettante che affronta temi come la violenza sulle donne, la solitudine e la ricerca di identità. Erika Paletti conquista il lettore con la sua bella abilità nel creare un’atmosfera cupa e intensa, “sospesa” che cattura fin dalle prime pagine. La struttura “a collage” della narrazione aggiunge un tocco di originalità.

Il libro, tra colti eserghi dispiegati in ogni capitolo, srotola la vita di Francesca Pellizza tra Borgo San Donato, la terra dei bassianesi, a pochi passi da Latina, e la città di Roma, che la vede universitaria presso la facoltà di Lettere e Filosofia. La narrazione è un lungo flashback innescato da un ritorno a “casa” che risveglia memorie e tocca punti cancrenosi e incancreniti della passata e dell’attuale società, quali le infinite forme di violenza sulle donne, una povertà morale annientante, prima ancora che materiale. Narra di vite che sembrano nate con le stimmate del dolore, del fine pena mai.

 Intorno a Francesca, vi sono molte figure, cui l’autrice riesce a regalare un loro caratterizzante spazio, figure che definire coprotagoniste è limitante ed eccessivo nello stesso tempo. Un romanzo che ci ha spinto a rivedere l’affascinate e dolente mondo di solitudine delle opere di Hopper.

Francesca cresce con l’affetto e la solitudine dei nonni, l’esperienza di una casa famiglia, i legami di amici e compagni di scuola, di persone “importanti” come Glauco, il bibliotecario; Salvatore, l’artista con una mano sola e infinito affetto nel cuore per lei.  In Francesca abita un senso di colpa, un senso di perdita, una solitudine senza nome sentimenti che affondano le radici nella morte della mamma avvenuta durante il parto “Ognuno di noi viene al mondo con qualcosa da espiare, mia madre è morta quando sono nata e questo credo sia il mio peccato originale” , seguita a breve da quella del padre.

 Per molto tempo tutto il suo mondo sarà circoscritto a borgo di San Donato e, qui, una devastante esperienza segna la sua infanzia e la fiducia nella vita.

“PETRICORE – Ovvero tutto o il contrario di niente” (ed. il Levante – Pag.228 – €18) è un mosaico dove la preziosa pietra si fonde e si confonde con il materiale di risulta dando vita ad un’emozionante ricerca emotiva.

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Cora Craus

Cora Craus

Giornalista