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Femminicidi a Latina: “due colonne in cronaca” e scoop in prima pagina

 

di Cora Craus –

Tiziana Zaccari, Anna Recalcati, Gloria Pompili, sono tutte vittime di femminicidi, reati avvenuti in momenti e in luoghi diversi della nostra provincia.

“Due colonne in cronaca”, sentenziavano i vecchi caposervizi, nelle redazioni, quando si trattava di cronaca nera, avvenimenti considerati di ordinaria “follia”; ma questi femminicidi, la morte di queste donne, la loro uccisione, avvenuta per mano di un uomo che le “amava”, hanno invaso le prime pagine e fatto scorrere fiumi d’inchiostro.

Uno dei femminicidi più recenti, quello di Gloria Pompili, è la storia di una giovane donna “attraversata” da una vita difficile senza soluzione di continuità, senza “oasi” di agognata serenità. Gloria, 23 anni madre di due bambini, è stata massacrata, uccisa e lasciata morire in un’area di sosta di Prossedi, forse, perché non guadagnava abbastanza, forse, perché voleva sottrarsi ad una vita umiliante, costretta a vendere il suo corpo, ad abbruttirsi ai margini delle tante strade.

Gloria ha vissuto il dolore di non avere il calore e la protezione di una vita familiare, infatti, si legge nelle cronache, dei molti anni, della sua giovanissima vita, trascorsi in una casa famiglia da cui più volte aveva provato a fuggire. Gloria, con la sua vita spezzata, sola, impotente contro la sofferenza, contro la protervia e la ferocia di uomini e società, potrebbe ben figurare in una delle storie di delitti così ben narrate da Beppe Lanzetta nel libro “L’isola delle femmine” (ed.CentoAutori). Ventidue racconti dove l’autore presenta “un Italia attraversata da storie di vita quotidiana e ordinaria follia. Da quel ramo di Como a Brindisi, da Alghero a Mondello, da Rossano Calabro ad Aquilonia, i racconti che attraversano l’Italia legati dal filo rosso sangue del femminicidio”.

Un maggio, tra i più caldi dell’ultimo decennio, era il 22 maggio 2016 quando Anna Recalcati è stata uccisa con un colpo di pistola alla testa dal marito. Un femminicidio dai contorni tristi e strani. Il marito, dopo averla uccisa è rimasto col cadavere, in casa, senza chiamare nessuno, per oltre 24 ore.  È toccato al figlio della coppia a scoprire la crudele realtà. L’assassino continua ad affermare di averla uccisa per non vederla più soffrire, per non vederla dibattersi tra i dolori di una malattia incurabile.

Quale profonda verità è nascosta nell’animo dell’assassino? Rabbia, odio, disperazione, amore malato, problemi psichici…Una sola certezza il femminicidio di Anna Recalcati è avvenuto tra le mura domestiche, nel suo letto, per opera del marito.

Il libro “Amore Criminale” di Matilde D’Errico (ed. Einaudi) ci ricorda che “ogni tre giorni, in Italia, un uomo uccide una donna. La uccide nonostante sia sua moglie, sua figlia o la sua ex. La uccide perché è sua moglie, sua figlia o la sua ex. Le vittime del femminicidio muoiono per la rabbia, la gelosia, l’orgoglio degli uomini. Ma soprattutto muoiono perché sono donne, ancora troppo spesso silenziose, educate a una folle rassegnazione che non le spinge a denunciare chi abusa di loro”.

Un copione che si ripete, sempre uguale, sempre sconvolgente, sempre “inaspettato”. Tiziana Zaccari aveva denunciato più volte il marito per maltrattamenti in famiglia e dopo l’ultima lite dice basta e vuole lasciarlo. Erano da soli in casa, i loro piccoli erano, ospiti per una festa, da parenti, quando è scattata la furia omicida del marito. Numerosi colpi di pistola mettono fine alla vita di moglie, di donna, di madre di Tiziana Zaccari. Il marito forse pentito, forse, incapace di affrontare le responsabilità del suo gesto criminale, della sua irrimediabilità, rivolge la stessa arma contro se stesso e si uccide. “Parce sepulto”, per vittima e carnefice.

 

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Cora Craus

Cora Craus

Giornalista