Curata da Fabio D’Achille “ARTISTE & MUSEI PER LA PACE 2026” all’EtnoMuseo Metropolis e al MARCH di Roccagorga.

A cura di Cora Craus –
MAD arriva all’EtnoMuseo Metropolis e al MARCH di Roccagorga con il progetto espositivo contemporaneo ARTISTE & MUSEI PER LA PACE 2026.
A Roccagorga la mostra, a cura di Fabio D’Achille, si protrarrà fino al 20 luglio, sempre a ingresso libero. Il vernissage si terrà sabato 20 giugno alle ore 19:30 e si aprirà con il saluto della sindaca di Roccagorga, Carla Amici, e gli interventi dei direttori dei musei della rete museale provinciale MIR, Fabio D’Achille ed Eros Ciotti.
Dopo un rinfresco con prodotti tipici dei Monti Lepini, alle ore 21:30 è in programma il flashmob poetico “Mic&drop – Assalto lirico”.
Lo spettacolo, ideato da Massimo De Martino con Marina Provenzano e ispirato al libro “Il loro grido è la mia voce – Poesie da Gaza” (Fazi Editore), porta in scena un atto poetico potente e necessario.
Le parole di autori palestinesi, nate dopo gli eventi del 7 ottobre 2023, prendono corpo attraverso una performance nello spazio scenico della mostra, nel cortile nobile del Palazzo ex Doria Pamphilj, dove spoken word, recitazione e musica si fondono.
È un’iniziativa che unisce arte e impegno civile, trasformando i musei in luoghi di ascolto e memoria collettiva. Un’occasione per riflettere sulla pace attraverso la forza della parola poetica e per ribadire il ruolo dei musei come spazi aperti al dialogo e alla coscienza critica. Coscienza critica, qualcosa cui lentamente ci siamo quasi del tutto dimenticati.
“La mostra – spiega in una nota il curatore – ha lo scopo di non smettere di chiedere pace ai potenti del mondo, partendo dalle comunità, con la forza creativa dell’arte contemporanea. Nei musei e nei luoghi della cultura, l’arte veicola il messaggio inclusivo e pacifico delle donne, delle artiste e delle stesse comunità. Si fa interprete e mediatrice di una forza diplomatica che nasce dal basso e attraversa i territori, dal mare ai monti, e se necessario dai paesi alle città di provincia fino alle capitali europee. È già in programma anche a Sofia, in Bulgaria, una mostra a metà settembre alla quale si aggiungeranno alcune artiste bulgare”.
La collettiva continua il suo percorso sui Monti Lepini dopo i musei di Sabaudia e Valvisciolo.
Ecco i nomi delle venticinque artiste che espongono nella rassegna:
Paola Acciarino, Ornella Boccuzzi, Natasha Bozharova, Germana Brizio, Rossana Carturan, Antonella Catini, Claudia Chittano, Alessandra Chicarella, Natascia Conforto, Cleonice Gioia, Laura Giusti, Emilia Isabella, Marina Mangiapelo, Monica Menchella, Roberta Modena, Marta Paladini, Silvia Palamara, Alena Panchishin, Donatella Pinocci, Marianna Carolina Sale, Ersilia Sarrecchia, Mirella Sperduti, Fabiana Tornesi, Piera Vertecchi, Serena Fauttilli Zooe.
Una
lettura profonda, sensibile, femminile nelle parole della critica d’arte
Francesca Piovesan: “Quante di quelle bambine e giovani donne sarebbero
volute divenire artiste?
Quante di loro avrebbero potuto dare un’importante, forte e delicato, segno
della propria fragile ma già temprata, esistenza?
Questo è l’interrogativo che deve smuovere le coscienze artistiche, annichilite
da cotanta, perdurante violenza.
Il mondo, inteso come collettività extra temporale, è stato privato,
depredato, derubato di quel tocco femminile, di quelle voci che divengono echi
strepitati da un’altra dimensione, a noi relativamente remoti.
È da tale presupposto che l’Arte diviene testamento visivo, che ci attraversa,
ci esorta, ci anima.
È da tale presupposto che nasce l’esigenza di interventi corali, uniti e
unificanti.
E ancora il bisogno di rendere l’esperienza della pace un processo concreto,
sorvolando sul concetto teorico, e spesso divisorio, della stessa; scongiurando
quella mutazione di pensiero e quella percezione permanente di prigionia
ideologica cui siamo sottoposti.
L’Arte diviene preghiera. Comunicazione universale. Linguaggio pacifista.
Coscienza critica. Responsabilità sociale.
Al contempo il Museo, luogo sacro alle Muse, non è più solamente mero
contenitore. Diviene superficie su cui proiettare quelle preghiere, quei
linguaggi, quelle coscienze.
Un luogo convenzionalmente e silenziosamente liturgico, si veste di rumore, di
colore, di voci e di un’unica grande appartenenza”.