Le donne di Matilde Serao: radiografia di un’epoca – 1

di Cora Craus –
Tra qualche mese si celebreranno i cento anni dalla morte di Matilde Serao, prima donna in Italia a dirigere un giornale, scrittrice, candidata sei volte al Nobel per la letteratura.
Sono tornata a immergermi tra i suoi racconti, tra le sue novelle, per leggere cosa scriveva delle ultime, delle donne, e quale radiografia della sua epoca, anche dell’amore e del matrimonio, ci ha lasciato.
Scrive su “Repubblica” Antonia Arslan: “L’autrice di alcuni capolavori, in cui l’occhio liberato di una giovinezza femminile che sa osservare spietatamente, unito all’acutezza di una mente formata su Balzac, dà vita a una scrittura veloce, impressionistica, modernissima”.
Con la precisione del verismo, di cui è stata l’esponente femminile più prestigiosa, Serao racconta davvero come vivessero le donne, sia quelle più povere sia quelle della nascente borghesia. Attraverso le sue protagoniste e, forse in maniera più spietata, attraverso le figure di sfondo, seziona la società dell’epoca.
Un esempio lo troviamo nella novella “All’erta, sentinella!” attraverso la figura di Cecilia: “Quella vita di sposa, di madre, in quell’ambiente singolare, dove la solitudine profonda si alternava colla compagnia folta dei malvagi, ella l’aveva cominciata assai coraggiosamente. Infine, era una povera ragazza, senza parenti e senza dote, che viveva lavorando in casa di una vecchia zia, guadagnando assai scarsamente il proprio pane; e il capitano Gigli l’aveva sposata così, per lei, per affetto pietoso”.
Su di loro, con eleganza letteraria e lungi dal nascondere, mostra tutto, quasi come in un moderno documento Istat che va dall’economia all’usura alla morale.
La radiografia delle donne di Serao ci racconta che il loro desiderio di “emanciparsi” era troppo astratto, che la loro aspirazione di libertà e di benessere passava per piccoli desideri, per oggetti concreti come un vestito, una nuova caffettiera, un lavoro, un soldo in più.
Leggere con gli occhi di oggi quelle storie non è nostalgia, né rabbia. È rivedere il nostro cammino senza trucco, senza enfasi. Però rivederci davvero e ricordarci che la “virtù” spesso non era una scelta morale, ma mancanza di libertà e di mezzi. Leggere Serao oggi non è un omaggio a lei ma un atto d’affetto verso di noi. Perché solo ritrovando le parole di ieri capiamo quanto vale la libertà di oggi