Mad Donna 19ma edizione a Sabaudia, i musei e le artiste per la pace

A cura di Cora Craus –
Per la Giornata Internazionale della donna sabato, 7 Marzo a Sabaudia nei due bellissimi musei civici di Sabaudia, curate da Fabio D’Achille, due prestigiose inaugurazioni: alle 16:00 al Museo Zei e alle 18:00 al Museo Emilio Greco. Si tratta della 19ma edizione di “Mad Donna” che quest’anno si concentra sulla tematica della cultura della pace. La mostra è dedicata alla memoria dell’artista Annalisa Lazzarotto che ci ha lasciati prematuramente.
L’iniziativa, davvero dedicata alle donne per le donne, è sostenuta dalla FIDAPA BPW e dal Comune di Sabaudia con la partecipazione del Soroptimist International Club di Latina e il partner tecnico CG Insurance di Latina e Pontinia.
Oltre 50 opere in mostra distribuite dalla Piazza del Comune a Piazza Moravia di affermate artiste italiane e straniere:
Paola Acciarino, Stefania Beltrami, Ornella Boccuzzi, Natasha Bozharova, Germana Brizio, Raffaella Caminiti, Rossana Carturan, Antonella Catini, Lavinia Cestrone, Claudia Chittano, Alessandra Chicarella, Cleonice Gioia, Laura Giusti, Maria Rita Laurenti, Marina Mangiapelo, Monica Menchella, Roberta Modena, Marta Paladini, Silvia Palamara, Alena Panchishin,Nicoletta Piazza, Donatella Pinocci, Flora Rucco, Marianna Carolina Sale, Ersilia Sarrecchia, Mirella Sperduti, Daisy Triolo, Fabiana Tornesi, Piera Vertecchi.
Come abbiamo ricordato della 19ma edizione di “Mad Donna” quest’anno si concentra sulla tematica della cultura della pace, vogliamo sottolineare il bisogno di pace di tutto il pineta Terra con i versi che molti di noi sentono immortali: “Immagina che non ci siano paesi. /Non è difficile da fare. /Niente per cui uccidere o morire”(John Lennon, Imagine, 1971).
Il testo critico che accompagna e valorizza l’iniziativa è della storica dell’Arte Francesca Piovan:
“Quante di quelle bambine e giovani donne sarebbero volute divenire artiste?Quante di loro avrebbero potuto dare un’importante, forte e delicato, segno della propria fragile ma già temprata, esistenza? Questo è l’interrogativo che deve smuovere le coscienze artistiche, annichilite da cotanta, perdurante violenza.
Il mondo, inteso come collettività extra temporale, è stato privato, depredato, derubato di quel tocco femminile, di quelle voci che divengono echi strepitati da un’altra dimensione, a noi relativamente remoti. È da tale presupposto che l’Arte diviene testamento visivo, che ci attraversa, ci esorta, ci anima. È da tale presupposto che nasce l’esigenza di interventi corali, uniti e unificanti.
E ancora il bisogno di rendere l’esperienza della pace un processo concreto, sorvolando sul concetto teorico, e spesso divisorio, della stessa; scongiurando quella mutazione di pensiero e quella percezione permanente di prigionia ideologica cui siamo sottoposti.
L’Arte diviene preghiera. Comunicazione universale. Linguaggio pacifista. Coscienza critica. Responsabilità sociale. Al contempo il Museo, luogo sacro alle Muse, non è più solamente mero contenitore. Diviene superficie su cui proiettare quelle preghiere, quei linguaggi, quelle coscienze. Un luogo convenzionalmente e silenziosamente liturgico, si veste di rumore, di colore, di voci e di un’unica grande appartenenza“.
All’interno dei due musei in occasione dei due vernissage sono previste due sonorizzazioni che accompagneranno i visitatori nelle due performance:
“Little_Foil_Fish”
Donna natura: Terra, Acquas, Aria, Luce
“Un tappeto sonoro nasce dal vivo, come una marea che respira tra terra e luna. Droni caldi, fruscii elettroacustici e graffi di chitarra disegnano un ponte invisibile: radici nel suolo, sguardo nel cielo. Le immagini della mostra si accendono e il suono le sfiora, lasciando spazio alle sfumature del femminile: forza quieta, cura, metamorfosi, libertà di cambiare pelle. In questo dialogo, la terra racconta memoria e coraggio, la luna risponde con intuizione e desiderio. Quando il noise affiora, non è rottura: è reclamare spazio, riscrivere i margini, trasformare la fragilità in materia sonora. Ogni vibrazione diventa cornice, ogni silenzio una pausa per ascoltarsi: qui l’arte non si guarda soltanto, si abita. E resta. Con la luce, cambiamo anche noi”.
AleKtron
Voci di Donne: Radici Primordiali, Mondo Interiore
“Una pellicola notturna: beat lenti, glitch come crepe di luce, bassi che pulsano sotto la pelle. AleKtron cuce campioni e li trasforma in una trama di voci di donne: sussurri, richiami primordiali, frammenti di città, passi, respiri, sirene lontane. Nel percorso della mostra, queste presenze non fanno da sfondo: guidano. Parlano di identità che non chiede permesso, di corpi e confini, di cura e rabbia lucida, di desideri che diventano linguaggio. Ogni quadro trova il suo ritmo, ogni fotografia il suo eco cinematografico. Tra analogico e digitale nasce un coro contemporaneo: intimo e politico, delicato e feroce, capace di trasformare lo spazio espositivo in un sogno abitabile. Una città interiore si apre, e invita a restare, ascoltare, scegliere”.