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Novità editoriali. “Intrighi a Firenze”, il terzo romanzo della trilogia gialla di Salvatore D’Incertopadre.

Di Cora Craus –

“Intrighi a Firenze” di Salvatore D’Incertopadre è un affascinante e movimentato giallo ambientato nel mondo dell’arte, dei suoi misteri e dei suoi codici non scritti. Dove non mancano avidi collezionisti americani pronti a pagare svariati milioni di dollari per avere capolavori dell’arte rinascimentale italiana decisamente fuori da qualsivoglia mercato. L’autore, nonostante due efferati omicidi, ha reso l’arte, nello specifico “La Velata” di Raffaello, protagonista assoluta del racconto, veicolo di un respiro ampio e profondo del mondo. Ma, forse, i protagonisti veri di questo romanzo corale, sono i soldi e le ambizioni che non conoscono distinzioni di genere e, nelle loro spire, ingabbiano e travolgono uomini e donne.

 La storia si sviluppa con una struttura narrativa a scatole cinesi ed una scrittura chiara, incisiva, capace di tenere avvinto il lettore fino all’ultima riga. Al furto e agli omicidi s’intrecciano storie private di “amori sbagliati e no”, come cantava Lucio Dalla…”

Una delle tante leggende vuole che “La velata” sia il ritratto, che mostra l’autentico volto, fatto da Raffaello alla sua amante, la celebre Fornarina. Di sicuro, nelle pagine del romanzo sfilano un infinito numero di amanti, pseudo-tali o desiderosi di esserlo, in un insieme dove i personaggi, pirandellianamente, mostrano più maschere che veri volti.

Ma andiamo con ordine: “Intrighi a Firenze” fa parte della trilogia “Omicidi in città” di Salvatore D’Incertopadre. Come si intuisce dal titolo, la storia si snoda nella patria di Dante, ma anche città di Michelangelo e Leonardo da Vinci: Firenze.

Il romanzo apre con un colpo di scena che rende incredulo il lettore: un famoso studioso tedesco d’arte rinascimentale, durante una visita privata a Palazzo Pitti, osserva scandalizzato una famosa opera di Raffaello Sanzio, “La Velata”, e afferma che il quadro esposto è una copia.

In un crescendo di tensione, seguiamo gli investigatori, il commissario Morelli e l’ispettore Lobianco, di origine partenopea. Si muovono in un mondo complesso e variegato, dove incontriamo pittori bravissimi i famosi copisti definiti “falsari onesti”. La prima vittima, Ludovico Innocenti, è proprio uno di questi.

 Il capitano Massari del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale dei Carabinieri, chiamato come consulente del commissario Morelli, lo definisce l’unico pittore capace di riprodurre un’opera di Raffaello Sanzio con perizia e precisione. E che l’opera sia stata riprodotta con grande perizia non vi sono dubbi; ma com’è stato possibile sostituire “La Velata” con una copia in una delle sale meglio sorvegliate di Palazzo Pitti?

  In un finale giallista, di solito non sono i sentimenti e la commozione a risaltare, ma “Intrigo a Firenze” sembra essere l’eccezione.

“Intrigo A Firenze” di Salvatore D’Incertopadre. (Ed. Aletti – pag. 97 – € 14) disponibile anche in e-book

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Cora Craus

Cora Craus

Giornalista