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LIBRO: “VOCI PER QUANDO È TARDI” DI LUCIA VIGLIANTI


di Cora Craus –

Un collage di emozioni per un collage di racconti capaci di attraversare e far rivivere la storia, sempre unica e irripetibile, eppure universale, dei protagonisti. Lucia Viglianti, in questa raccolta di 27 racconti, spazia con una libertà rara tra registri e mondi lontanissimi. Ha un suo stile, una sua visione del mondo che traspare chiara dalla narrazione è quel sentirsi sempre emotivamente parte della storia: non giudica i suoi personaggi gli restituisce dignità vita, salvezza dando loro voce.

Il viaggio si chiude con brevissime istantanee quasi veriste, dove basta un dettaglio a dire una vita intera, come in “Colori”.  “Una mano che stringeva un pennello per pescare il colore da un barattolo di tinta. Con quell’unico colore tinteggiava letteralmente tutto quello che restava in quel giardinetto triste”.

 Calore umano e amarezza in “Gerani” “E poi lei è contenta, oggi. È bella Roma, quando è primavera. Il primo sole scrocchiarello scalda le ossa e il vicolo.”

Siamo passati attraverso la dolcezza dell’amore da film, perché i protagonisti che gli danno vita sono del cinema, sono un sogno. È il caso di “El hombre, la sombra y la virgen”, dove incontriamo un personaggio che ha fatto sognare tutte: l’elegante Don Diego De La Vega, ovvero l’irresistibile Zorro. “Grazie al vostro arrivo, Zorro, la prima volta per salvare mio padre e ancora per salvare me. «Adios señorita, ci rivedremo», mi diceste nel buio che ci av volgeva dopo il primo bacio, ed io pensai che, anche se eravate bendato, foste l’uomo magnifico, l’hidalgo che avrei voluto in contrare, i miei sensi per la prima volta in subbuglio”.

Abbiamo trattenuto il respiro mentre le parole narravano del dolore, la speranza, la colpa, i delitti e l’amore dei detenuti di mille lingue diverse, riuniti per un momento nel linguaggio libero della musica e della canzone napoletana, nel bellissimo racconto “Mediterraneo”. “La libertà della loro arte si schiacciava contro quelle pareti nude, brulle, scrostate, che avevano sentito ben altri concerti, come le bestemmie dei carcerati, i richiami urlati dei secondini [.]Forza della musica, anche senza comprendere le parole ognuno ne sentiva il senso, da cui emergeva l’emozione che ora scuoteva i loro petti, e sembrava dire «Ti amo» in ogni lingua di ogni porto, di ogni storia, sporca e disperata che fosse”

Abbiamo respirato la ricerca del sublime, forse solo di un ricordo, di un amore, tutta attraverso la musica e le canne di un organo a Cori, nella chiesa di San Michele Arcangelo, nel racconto “Ave Maris Stella”. “non servono scorciatoie e so che arriverò in tempo. È quello che ho imparato dopo una vita dedicata allo studio, alle mie amate partiture, ai lunghi esercizi, amore estremo che ne ha uccisi altri, avendolo trasformato in vanità, in superbia”

Infine, un lungo racconto d’amore e di morte fra mare, pesci, tonni, e la fine si tinge di noir. Ma l’amore è così profondo che riesce a illuminare anche il noir più scuro. Lo troviamo nel racconto “La febbre di San Bartolomeo” “Poi aveva intra visto le luci dell’isola e ricordò il tuffo, la rete in cui era rimasta impigliata, il temporale, l’esplosione, una nuova paura e quel corpo forte a cui si era aggrappata istintivamente. Lui, lui l’aveva salvata, da morte sicura. Ora lo capiva e, come rinata, sorrise lievemente tra le lacrime che cominciavano a scendere piano lungo le guance salate come il mare da cui proveniva”.

Tutti i racconti meriterebbero una riflessione, in positivo o in negativo. Io ho scelto di ricordare quelli che si sono fusi con il mio personale sentire, dove le storie hanno risvegliato qualcosa di così profondo, atavico o forse solo etereo.

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Cora Craus

Cora Craus

Giornalista