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“C’era una volta l’albergo Lepini” di Piero Cascioli ed. Atlantide

di Cora Craus –

I punti fermi di un raccontare limpido nel libro di Piero Cascioli, “C’era una volta l’albergo Lepini” sono: Segni, la città definita “la perla dei Lepini”, Emilio Pacini, sua moglie Emma e un sogno americano made in Italy: un Amarcord storico-sociale. Un grande cerchio che si chiude e dentro c’è la vita, la storia, certo, la nostra. Ma se chiudiamo gli occhi e lasciamo fuori le bandiere, è la storia dell’umanità: la cittadina di Segni e quel suo primo Albergo Lepini diventano il simbolo di sogni, fatica, sacrifici, vittorie, sconfitte e della certezza che tutto possa riprendere.

 Nella prima parte del libro, dove le parole chiave sono emigrazione e immigrazione con tutto il peso del loro portato e del loro simbolismo, c’è una pagina delle cronache di oggi: sono semplicemente cambiati i ruoli. Non siamo più noi, italiani ed europei, ad andare in cerca dell’America, ma sono altri popoli, più poveri di noi, a guardare a noi come se fossimo la nuova America. Le carrette del mare di oggi sono i piroscafi di ieri che partivano da Napoli.

Guardiamo da vicino il libro, che presenta una scrittura di tipo orale e memorialistica, come anticipa lo stesso autore nella premessa, a cui si aggiunge una narrazione di tipo storico-burocratico, con precisi riferimenti a dati e fonti, e una narrazione emotiva e cinematografica. Pensiamo alle pagine che vedono la giovane Emma protagonista, specie nel descrivere quel suo viaggio di ritorno: una re-emigrazione ante litteram, sia pure volontaria. Il mito americano non attecchisce in lei. Emma vuole “scappare” dall’America e ritornare alla “miseria” della sua cittadina: Segni.

 L’autore descrive con pathos e ricchezza di particolari sia il coraggio che ha dovuto trovare in sé stessa e nelle sue motivazioni, sia la dura realtà del ritorno. La storiografia ha parlato poco delle donne sole sui bastimenti di ritorno, spesso incinte, in mezzo a malati rimpatriati. Queste pagine sono un riferimento preciso all’emigrazione di genere. Emma è una donna sola, al quinto mese di gravidanza, in condizioni igienico-sanitarie che definire precarie è un eufemismo, con un vitto scarso e alloggi promiscui e confinati in spazi angusti dove mancava persino l’ossigeno. Emma è la testimonianza di una resilienza femminile che è stata la vera infrastruttura dell’impresa familiare italiana. Cascioli ha avuto il merito di trasformare una preziosa fonte orale/familiare, una memoria privata in una lezione di storia.

 Chi è l’autore Piero Cascioli?

  Piero Cascioli, già sindaco di Segni, ha voluto raccontare la storia sociale del suo paese attraverso le vicende del suo primo albergo e del suo fondatore, una microstoria che contiene passaggi fondamentali del ‘900 a Segni e su tutti i Monti Lepini: l’emigrazione, la guerra, la ricostruzione, il primo turismo, il boom economico, i mutamenti dei costumi familiari e generazionali, l’evolversi dei nuovi consumi

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Cora Craus

Cora Craus

Giornalista