ED AttualitàED CulturaED LibriED PoesieED Racconta

“Con gli ammiratori”, continuiamo la nostra “chiacchierata” su: Omaggio a Matilde Serao, giornalista, scrittrice testimone del suo tempo.

Disegno AI

Di Cora Craus –

“Con gli ammiratori”, continuiamo la nostra “chiacchierata” su: Omaggio a Matilde Serao, giornalista, scrittrice testimone del suo tempo. Chi erano gli ammiratori della Serao, parliamo, ovviamente, di ammirazione intellettuale: scontata quella di Edoardo Scarfoglio, che fu un buon giornalista e un ottimo editore, ma l’ammirazione intellettuale fu superata, o consolidata, come si preferisce, dall’amore, dal matrimonio, da quattro figli e la fondazione di più giornali e… dalle molte eduardiane distrazioni.

 La Serao amò profondamente suo marito, sorvolando su quasi tutto; chiuse gli occhi, non proprio silenziosamente, davanti alle “avventure” del marito, arrivando ad accettare in casa, e crescendola con e come gli altri suoi figli, la figlia avuta da Scarfoglio da una relazione extraconiugale, da lui definita “fugace ed inevitabile”. Questa storia di Paolina, così si chiamava la bimba, sarebbe degna di essere raccontata da una penna di un Dumas padre, tanto è intricata e carica di sfumature.

Restando alla vita privata, Matilde ed Edoardo si separarono molti anni dopo e lei si risposò con un affettuoso e calmo avvocato napoletano; e in tempi che all’epoca definire tardivi è un eufemismo, aveva 48 anni quando nacque la sua ultima figlia, Eleonora, chiamata così in onore della sua grande amica del cuore, Eleonora Duse.

 Proprio citando la Duse, non possiamo non ricordare il “Vate” Gabriele D’Annunzio: spesso si dice che lo stile della Serao ha echi dannunziani, ma la verità, come riportano molti lavori sull’argomento, è di opposta origine. Infatti, D’Annunzio fu un attento studioso, oltre che amico per tutta la vita, della Serao e sicuramente ne rimase influenzato. Col tempo, D’Annunzio avrebbe dato un giudizio di sempre maggiore ammirazione sulla Serao, riconoscendo la sua grande forza espressiva e dedicandogli qualcosa in più di un esergo, una lettera declamatoria nell’opera dannunziana “Giovanni Episcopo”, un passo della lettera: “A Matilde Serao. Illustre signora, mia cara amica, questo piccolo libro che io vi dedico non ha per me importanza di arte; ma è un semplice documento letterario pubblicato a indicare il primo sforzo istintivo di un artefice inquieto verso una finale rinnovazione”.

Di Scarfoglio e D’Annunzio, due ragazzotti abruzzesi, due teste calde e, a torto o a ragione, pieni di sé – va be’, magari più a ragione: uno sarebbe diventato l’editore del più longevo e a tutt’oggi seguitissimo giornale del sud, “Il Mattino” di Napoli, e l’altro semplicemente il “Vate”. Entrambi collaboratori nella redazione romana del giornale “Capitan Fracassa”, dove Matilde, giovanissima, era già editorialista. Di questi due pastori erranti della cultura vi racconterò una storia… di cappa e spada!

Un’altra figura che nutriva un’ammirazione quasi “idolatrica” per Donna Matilde è quella di Giosuè Carducci, che definì la Serao “La più forte prosatrice d’Italia”: stima e ammirazione del tutto reciproca. Giosuè Carducci, il primo premio Nobel italiano per la letteratura e Senatore del Regno d’Italia, fu una delle più importanti e continuativa firme dei giornali diretti dalla Serao.

 Allo stesso modo, anche se molto più pacato, fu il giudizio di Benedetto Croce, che definiva la Serao “Scrittrice del giornalismo” e che con rammarico sottolineava come la sua produzione letteraria vera e propria fosse troppo commerciale. È famosa, a questo proposito, anche se non sappiamo storicamente quanto sia veritiera, la risposta della Serao: “Scrivo per farmi leggere”.

Ma non tutti erano così entusiasti: qualcuno la trovava insopportabile, come il giovane critico letterario Roberto Serra, che considerava i suoi scritti, le sue opere letterarie una pura e semplice estensione del suo lavoro di cronista.

 In conclusione, leggendo questi giudizi, queste analisi (se vogliamo rimanere in un ambito elevato), si è formata in me la convinzione che, in fondo, nessuno contestava la bravura della giornalista, perché la sua penna era acuminata e reattiva. Eppure, hanno lasciato trapelare, tra mille complimenti, i loro infiniti “ma” sul lavoro di una donna che non solo non intendeva rimanere nell’ombra, ma che con la sua scrittura ci voleva vivere, e non “fare salotto”.

Previous post

“Graffiti svelati”, Stefania Panelli espone al BBeq nelle sinestesie culturali estive di Mad al lido di Latina

Next post

“Un Ponte Per La Pace”. Un grande evento di Musica e Solidarietà per donare cibo ed acqua a Gaza

Cora Craus

Cora Craus

Giornalista