ED AttualitàED CulturaED Libri

Miti letterari e nuove realtà social. “Madame Bovary” di Gustave Flaubert

Di Cora Craus –

La sintesi perfetta del romanzo, o almeno della protagonista di “Madame Bovary” di Gustave Flaubert, è probabilmente racchiusa in quello che viene definito con il termine “bovarismo”. Ispirato appunto al romanzo, lo trovate sul dizionario: il Devoto-Oli. Non sorridete: ogni tanto riprendo a sfogliare i vecchi dizionari cartacei. Ecco cosa recita, alla voce: “atteggiamento psicologico tendente a valorizzare la fantasia e l’istinto fino alla costruzione di una personalità fittizia in contrasto stridente con la propria realtà”.

Il vero dramma di Emma Bovary è la noia, l’assenza di una reale passione, l’eterna insoddisfazione di sé stessa e il suo desiderio di lusso, di vivere nel lusso. Questo tratto Flaubert lo fa emergere in maniera nitida e asciutta nella descrizione degli abiti di Emma o negli abiti che lei vede e brama.

 L’ ideale di vita della nostra eroina si è formato sulla letteratura rosa, dove niente è davvero deleterio e il lieto fine fa parte del DNA di questo tipo di narrazioni, seppure la famiglia avesse cercato con sacrificio di darle una discreta educazione/formazione.  

Emma, in realtà, non ama nessuno, verrebbe da aggiungere nemmeno sé stessa: ama la trasfigurazione delle persone che avviene nella sua immaginazione come, succede con il “Visconte”, un personaggio che era stato solo vagamente galante nell’offrirsi di insegnarle il valzer durante un ballo in un ambiente aristocratico, molto lontano dal suo di piccolissima borghesia.

 Emma vive per mesi nell’attesa di ricevere un nuovo invito per incontrare quel “tipo di persona”, irrilevante chi egli fosse.

 Purtroppo, con lo stesso metro di giudizio, Emma, si “innamora” sia del cinico Rodolphe sia del mite Leon: vengono consumati due adulteri dove, per tutti i protagonisti, l’amore era solo un convitato di pietra.

 Bisogna dire che il contraltare di Emma è suo marito, un uomo innamoratissimo della moglie ma totalmente privo di empatia e sensibilità, o forse solo appagato dall’avere una moglie molto bella, contento della sua vita, della società che lo circonda e senza nessuna pretesa o ambizione.

Sappiamo quando sia stato tragico l’epilogo di Emma, quanto la solitudine morale, perché nel contesto quotidiano, almeno per un lungo lasso di tempo, il romanzo ci rimanda l’immagine di una donna benvoluta e accettata dalla società, dalle persone intorno a lei. Persone, però che lei o disprezzava o trovava soffocanti.

 L’autore, pur non essendo tenero con la sua eroina, non banalizza mai il suo tormento interiore, melodrammatico e poco profondo, ma le fa esprimere fortemente le sue contraddizioni: “Voleva morire, ma voleva anche vivere a Parigi” ; la tratta da essere umano con una sfumatura di pietà fraterna.

Flaubert calca molto sulla denuncia sociale, o meglio sull’ipocrisia della nascente società borghese, sulla piccola provincia teatro di un moralismo di facciata feroce e abietto. E qui si comprende bene il sottotitolo, un po’ alla Honorè de Balzac, del romanzo: “Costumi di provincia”

 Chi sono questi personaggi che l’autore li dipinge quali accusatori e che, nei fatti, diventano con il loro comportamento veri e propri testimoni a favore dell’adultera? Quello più vicino ad Emma e più condizionante  è il marito Charles, con la sua indifferenza e mancanza d’empatia, come abbiamo già accennato; il farmacista Homais, che predica democrazia, scienza e progresso ma è un opportunista vanitoso e avido di “gloria” a buon mercato; Il curato Bournisien, parla di Dio ma non sa trasmettere la grandezza salvifica della fede né consolare; Lheureux, il merciaio, e il notaio Guillaumin, due usurai che la spingono al debito e poi la umiliano; Madame Rollet, la balia dell’unica figlia di Emma, con i suoi pettegolezzi ricattatori; la stessa  piccola cittadina: Yonville, paese di poche anime e di piattezza intellettuale assoluta.

 Tutto negativo il coro di personaggi che circonda Emma? No, certo che no. Due personaggi privi di egoismo e altruisti sono uno lo stesso Charles Bovary e l’altra la serva Felicitè, personaggio quest’ultimo che ritroveremo protagonista del racconto “Un cuore semplice”.  Ciascuno di loro, con i loro limiti, è profondamente legato ad Emma.

Per capire davvero un personaggio, per me è sempre stato importante cercare un altro personaggio che aderisse al meglio alla sua “ombra”, che rendesse palese ciò di cui maggiormente fosse privo. Emma rappresenta l’illusione, l’apparenza, il lieve interesse scambiato per passione, l’insofferenza verso il normale quotidiano, il desiderio di una vita “a colori”. E allora, per noi, la sua ombra è la locandiera del “Leone d’Oro”, Madame Lefrançois: concreta, priva di sogni, completamente immersa nella realtà e nell’accettazione del duro lavoro quotidiano ma anche consapevole di sé.

Memorabile fu la censura e il processo a cui furono sottoposti il romanzo e il suo autore, al punto che, alla prima pubblicazione completa dell’opera, lo scrittore volle dedicarla al suo avvocato. 

  Il romanzo era stato pubblicato a puntate su un giornale l’anno precedente. Ma di cosa era accusato Flaubert e il suo romanzo? Furono accusati di oltraggio alla morale pubblica, alla religione e al buon costume: secondo il giudice vi era l’esaltazione, se non una vera e propria apologia, dell’adulterio.

Flaubert, il 7 febbraio del 1857, fu assolto e il romanzo divenne il caso letterario che oltrepassò i confini francesi, mentre l’autore divenne uno degli scrittori più richiesti dalla mondanità dell’epoca.

 Leggendo oggi questo capolavoro della letteratura ottocentesca, viene da chiedersi: “Madame Bovary” parla solo dell’800, si è fermata alla sua epoca, o parla anche di noi, a noi di oggi? “Siamo pieni di bovarismo – scriveva Natalia Ginzburg in un suo intervento sul Corriere della Sera, negli anni Cinquanta del ‘900 – dalla testa ai piedi, sempre ansiosi, nostalgici, indifferenti”

Sì, il personaggio creato da Flaubert è così universale che trovare analogie con i nostri giorni diventa un facile esercizio. Noi, forse, non leggiamo più romanzi rosa, anche se rimane uno dei generi più venduti e con una serie di festival lungo la Penisola, spesso affollatissimi, però scorriamo Instagram o altri social in uno scrolling infinito ed illusorio; non compriamo a credito dai Lheureux, ma compriamo a rate online oggetti, chirurgia plastica, desideri inculcati dal consumismo.

 Confondiamo i social come Emma confondeva l’invito alla Vubyessard del marchese di Andervilliers con la vita reale e “viviamo” spesso vite che sembrano perfette nelle foto, nelle immagini, nelle stories, vite che spesso nascondono lo stesso vuoto che attanagliava la nostra eroina.

 Emma Bovary è un tipo di femminile presente in ogni tempo: Flaubert per primo l’ha rivelata e immortalata. Mentre lavorava alla costruzione del personaggio, lo scrittore dichiarava: “La mia povera Bovary soffre e piange a questa stessa ora in ogni villaggio della Francia”… oggi, per noi, piange in quel villaggio globale chiamato Terra

Previous post

Infertilità e PMA, a Borgo Piave un incontro per conoscere e capire

Next post

This is the most recent story.

Cora Craus

Cora Craus

Giornalista