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Lievito. Studenti e gruppi di lettura in un emozionante incontro con gli autori del Premio Strega

I candidati al Premio Strega 2026

Di Cora Craus –

In una magica e rarefatta atmosfera, inclusiva e pervasiva, si è svolto forse il più emozionante incontro, di sicuro il più atteso appuntamento letterario del festival Lievito 2026: l’incontro pubblico con i dodici finalisti del premio Strega 2026.

 Il teatro Moderno era gremito, presenti tantissimi studenti e gruppi di lettura, tutti con grande emozione e un po’ di “tifo da stadio” per i propri candidati preferiti. La conduzione è stata affidata al critico letterario Filippo La Porta, che con fascino e maestria intellettuale ha condotto gli stessi autori a “scoprire” i lati nascosti dei propri libri e a raccontare come sia nata in loro l’idea.

Noi abbiamo preso atto di come una mediazione colta, senza pedanteria, abbia dimostrato, ancora una volta, che “la ggente” risponde con entusiasmo alle iniziative culturali. Questo incontro è stato un esempio lampante di come la cultura possa unire, senza barriere o snobismo, creando spazi di condivisione autentica. “Spazi autentici, condivisi senza barriere e snobismi” è anche la sintetica definizione che darei di Lievito.

Durante l’incontro, apprezzato dal pubblico, il “giochino” – il termine è una definizione doc dello stesso La Porta – che consisteva nel leggere la prima e l’ultima frase della storia e, in questo insolito accostamento, secondo una tradizione francese, senza spoilerare, farebbe prendere vita “alla rivelazione”, all’essenza del libro. Molti degli autori hanno convenuto che l’espediente ha in sé qualcosa di valido. Di sicuro ha conquistato l’attenzione del pubblico. In fondo è la spietata legge teatrale traslata alla letteratura: il pubblico ricorda come entri in scena e come esci dalla scena.

Mentre le dodici personalità – per la verità erano undici, perché Bianca Pitzorno era assente per motivi di salute – davano letteralmente vita a una “commedia umana” di balzachiana memoria, ciascuno del pubblico, rapito, sognava di trovarsi al Ninfeo di Villa Giulia per essere il “primo” a “brindare” con il proprio vincitore.

Una riflessione e un augurio a margine: riempire una sala con studenti, gruppi di lettura e appassionati di letteratura, di cultura in senso lato di diverse età e provenienze significa creare uno spazio di condivisione e di scambio, dove la letteratura, l’incontro in sè diventa un terreno comune di lotta al degrado morale e sociale di questo nostro momento storico. Eventi come questo rafforzano l’idea che la cultura non è un lusso, ma un diritto accessibile a tutti, capace di generare comunità.

Non dimentichiamo che l’epoca delle “connessioni perenni” è anche quella della solitudine più buia: investire in iniziative inclusive e di alta qualità culturale non solo arricchisce la città, ma proietta anche il suo futuro, che vorremmo profondamente diverso da quello distopico prospettato da Orwell o da Atwood nei loro romanzi.

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Cora Craus

Cora Craus

Giornalista