Lievito. Curato da Fabio D’Achille, l’evento “L’arte celebra la donna: i nudi di Marcacci e la collettiva di 25 artiste contro la violenza”

A cura di Cora Craus –
Sabato 25 aprile presso Palazzo M alle ore 20:00, nell’ambito del festival di Lievito, il vernissage delle mostre curate da Fabio D’Achille con Mad – Museo d’arte diffusa, “L’arte celebra la donna: i nudi di Marcacci e la collettiva di 25 artiste contro la violenza” in esposizione fino al 3 maggio. Un evento che unisce bellezza e denuncia, arte e coscienza.
In contemporanea il consueto appuntamento con le degustazioni di Lievito nel foyer, per la serata del 25 aprile a cura di Strada del Vino e Mc Giggi.
Vediamo da vicino i due vernissage:
In Sala Caminetto, “Donne al centro”, la collettiva di 25 artiste contro la violenza di genere: un appuntamento di respiro internazionale con tante sensibilità diverse accomunate da questo importante fil rouge. Le artiste coinvolte sono:
Paola Acciarino, Ornella Boccuzzi, Natasha Bozharova (Macedonia del Nord), Germana Brizio, Antonella Catini, Raffaella Caminiti, Alessandra Chicarella, Natascia Conforto, Marianna Galati, Liana Gzoghyan (Armenia), Maria Rita Laurenti, Annalisa Lazzarotto, Marina Mangiapelo, Mariam Manukyan (Armenia), Monica Menchella, Roberta Modena, Marta Paladini, Alena Panchishin (Ucraina), Lucrezia Piccolo, Ersilia Sarrecchia, Silvia e Catalina Stan (Romania), Marcela Szurkalo (Argentina), Fabiana Tornesi, Piera Vertecchi.
In Sala Grande invece la mostra “Anatomia dell’assenza”. “Mirco Marcacci – si legge in una nota – celebra il nudo femminile lavorando su tele di grandi dimensioni, ispirate agli echi acuti dell’Espressionismo storico e dell’Informale, in cui la figura umana è sottoposta a un’attenta scansione, viene scomposta e ricomposta con un raffinato gioco di incastri”.
Una riflessione in un giorno così importante è d’obbligo: L’arte parla un linguaggio universale, più delle parole: le figure di Marcacci, “s’intrecciano” alle mani delle venticinque artiste, sono un silenzioso urlo, una ferita aperta nella coscienza, una denuncia e una richiesta di rispetto per tutte noi, a qualunque latitudine. E noi, che guardiamo, che ci lasciamo rapire dall’arte, abbiamo il dovere morale di sentire il peso, il dolore che investe il mondo femminile. L’arte, da sempre, è questo: uno specchio che riflette la verità, anche quella che non vorremmo vedere.