Finissage della 19ma edizione di “Mad Donna 2026 – i musei e le artiste per la pace” a Sabaudia

A cura di Cora Craus –
Curate da Fabio D’Achille si concludono a Sabaudia le due mostre prorogate fino domenica 12 Aprile a Sabaudia “ARTISTE e MUSEI per la PACE” per la rassegna “MAD DONNA 2026” al Museo Emilio Greco e al Museo del Mare e della Costa.
Il weekend vede sabato 11 aprile dalle 16:00 alle 19:00 al Museo Emilio Greco l’evento di chiusura della 19ma esposizione d’arte contemporanea che quest’anno si è svolta sulla tematica della cultura della pace. L’iniziativa sostenuta dalla FIDAPA BPW e dal Comune di Sabaudia con la partecipazione del Soroptimist International di Latina e CG Insurance di Latina e Pontinia vede in mostra oltre 50 opere distribuite dal MEG nel palazzo del Comune fino a Piazza Moravia al Museo Zei. La mostra è dedicata alla memoria dell’artista Annalisa LAZZAROTTO.
Le artiste italiane e straniere che espongono sono:
Paola Acciarino, Stefania Beltrami, Ornella Boccuzzi, Natasha Bozharova, Germana Brizio, Raffaella Caminiti, Rossana Carturan, Antonella Catini, Lavinia Cestrone, Claudia Chittano, Alessandra Chicarella, Cleonice Gioia, Laura Giusti, Maria Rita Laurenti, Marina Mangiapelo, Monica Menchella, Roberta Modena, Marta Paladini, Silvia Palamara, Alena Panchishin,
Nicoletta Piazza, Donatella Pinocci, Flora Rucco, Marianna Carolina Sale, Ersilia Sarrecchia, Mirella Sperduti, Daisy Triolo, Fabiana Tornesi, Piera Vertecchi.
Come abbiamo ricordato della 19ma edizione di “Mad Donna” quest’anno si concentra sulla tematica della cultura della pace, vogliamo sottolineare il bisogno di pace di tutto il pineta Terra con i versi che molti di noi sentono immortali: “Immagina che non ci siano paesi. /Non è difficile da fare. /Niente per cui uccidere o morire”
(John Lennon, Imagine, 1971).
Per il finissound, all’interno del MEG sono previste due sonorizzazioni che accompagnano i visitatori nella mostra con i musicisti elettronic Little_Foil_Fish insieme ad Alessassandro Tomei ed Alektron.
Donna natura: Terra, Acquas, Aria, Luce
“Un tappeto sonoro nasce dal vivo, come una marea che respira tra terra e luna. Droni caldi, fruscii elettroacustici e graffi di chitarra disegnano un ponte invisibile: radici nel suolo, sguardo nel cielo. Le immagini della mostra si accendono e il suono le sfiora, lasciando spazio alle sfumature del femminile: forza quieta, cura, metamorfosi, libertà di cambiare pelle. In questo dialogo, la terra racconta memoria e coraggio, la luna risponde con intuizione e desiderio. Quando il noise affiora, non è rottura: è reclamare spazio, riscrivere i margini, trasformare la fragilità in materia sonora. Ogni vibrazione diventa cornice, ogni silenzio una pausa per ascoltarsi: qui l’arte non si guarda soltanto, si abita. E resta. Con la luce, cambiamo anche noi”
AleKtron, Voci di Donne: Radici Primordiali, Mondo Interiore
“Una pellicola notturna: beat lenti, glitch come crepe di luce, bassi che pulsano sotto la pelle. AleKtron cuce campioni e li trasforma in una trama di voci di donne: sussurri, richiami primordiali, frammenti di città, passi, respiri, sirene lontane. Nel percorso della mostra, queste presenze non fanno da sfondo: guidano. Parlano di identità che non chiede permesso, di corpi e confini, di cura e rabbia lucida, di desideri che diventano linguaggio. Ogni quadro trova il suo ritmo, ogni fotografia il suo eco cinematografico. Tra analogico e digitale nasce un coro contemporaneo: intimo e politico, delicato e feroce, capace di trasformare lo spazio espositivo in un sogno abitabile. Una città interiore si apre, e invita a restare, ascoltare, scegliere”
Il testo critico che accompagna e valorizza l’iniziativa è della storica dell’Arte Francesca Piovan:
“Quante di quelle bambine e giovani donne sarebbero volute divenire artiste?
Quante di loro avrebbero potuto dare un’importante, forte e delicato, segno della propria fragile ma già temprata, esistenza?
Questo è l’interrogativo che deve smuovere le coscienze artistiche, annichilite da cotanta, perdurante violenza.
Il mondo, inteso come collettività extra temporale, è stato privato, depredato, derubato di quel tocco femminile, di quelle voci che divengono echi strepitati da un’altra dimensione, a noi relativamente remoti.
È da tale presupposto che l’Arte diviene testamento visivo, che ci attraversa, ci esorta, ci anima.
È da tale presupposto che nasce l’esigenza di interventi corali, uniti e unificanti.
E ancora il bisogno di rendere l’esperienza della pace un processo concreto, sorvolando sul concetto teorico, e spesso divisorio, della stessa; scongiurando quella mutazione di pensiero e quella percezione permanente di prigionia ideologica cui siamo sottoposti.
L’Arte diviene preghiera. Comunicazione universale. Linguaggio pacifista. Coscienza critica. Responsabilità sociale.
Al contempo il Museo, luogo sacro alle Muse, non è più solamente mero contenitore. Diviene superficie su cui proiettare quelle preghiere, quei linguaggi, quelle coscienze.
Un luogo convenzionalmente e silenziosamente liturgico, si veste di rumore, di colore, di voci e di un’unica grande appartenenza”.