Autori pontini. “Il romanzo di Akhenaton” di Salvatore D’Incertopadre

Di Cora Craus –
“Il romanzo di Akhenaton” di Salvatore D’Incertopadre è un opera che, in una cornice storica affascinante e ben delineata, l’antico Egitto, racchiude la trama di un intreccio di potere, di passione, di desiderio erotico, più che un racconto storico nella sua accezione classica.
Il punto di forza del romanzo è di racchiudere un thriller storico, religioso, dinastico, con brutali uccisioni e innumerevoli colpi di scena. Tra le righe, viene raccontata la Storia, con i suoi possibili retroscena, e questo ovviamente non può che essere “romanzata”.
Il romanzo, con la leggerezza della sua narrazione, si trasforma in un esempio di come la Storia possa essere raccontata in modo coinvolgente, utilizzando elementi da romanzo rosa per rendere tutto più avvincente.
“Vuoi costruire una città?” chiese Nefertiti incredula. “Sì, mia adorata consorte, voglio costruire una città e dedicarla al dio Aton. E tu sarai la Regina e la sacerdotessa di questa città. Dovrà essere raffinata, bella e luminosa… dovrà assomigliarti.”
Ma andiamo con ordine: “Il romanzo di Akhenaton” (Ed. Aletti – pag.210 – € 20) ci parla di un uomo, un Faraone con un forte sentimento mistico, addirittura considerato un precursore delle religioni monoteistiche, cui si aggiunge una inclinazione rivoluzionaria, peculiarità queste quanto mai pericolose se sei l’erede della XVIII dinastia egiziana e governi un grande paese nel 1353 A.C.
L’autore, con uno stile accattivante eppure preciso, lineare e forbito, ci conduce in una spirale di intrighi di palazzo, di politica, di avidità e violenza. Ma anche di grandi passioni d’amore per donne bellissime e dalla raffinata intelligenza. E sì, perché è vero che il romanzo narra l’ascesa e la caduta del “Faraone eretico” Akhenaton, ma al centro vi è lo splendore della regina Nefertiti, la sua straordinaria bellezza, il suo acume politico, il suo grande amore per Akhenaton.
“Nefertiti era nel suo appartamento, e le ancelle la stavano preparando per trascorrere la prima notte con il Faraone. Quando entrò nella stanza del Sovrano, apparve come una visione, una dea arrivata dal cielo, una donna stupenda nata per essere amata. E lui l’aveva amata fin dal giorno in cui era arrivata a Tebe”.
Le pagine del libro sono arricchite da una dettagliata e vivida vita di corte, con i suoi agi, le sue seduzioni, ma anche dalla suspense creata dalla paura che aleggia su tutti, dove qualunque errore, piccolo o grande che sia, può essere pagato con la vita.
Salvatore D’Incertopadre, anche grazie ai suoi trascorsi da sindacalista, ha guidato come Segretario generale per oltre un decennio, la CGIL pontina; ci conduce con sicurezza ad esplorare i temi della leadership e del potere, e a quali livelli di nero abominio o di forte sacrificio possano giungere gli uomini, e quanto il loro agire sia influenzato da fattori come la personalità e le emozioni, in ogni epoca e ad ogni latitudine.
“Al tempio è in corso una riunione di tutti i capi religiosi d’Egitto, e non credo per fare i complimenti a Qemosis, Nebul serve bene il suo padrone, gli è fedele, ma anch’io mi sono dotato di spie devote, che lavorano per me all’interno del Tempio”.
L’intreccio della storia mette in luce la forza dell’alleanza femminile: donne intelligenti, piene di passione, capaci di riconoscere queste stesse qualità nelle altre, come fanno Nefertiti e la Regina madre Tiy, l’una verso l’altra. Donne con il “senso dello Stato” che arginano, ciascuna a suo modo, l’impulsività, le attrazioni improvvise e travolgenti che accompagnano, quale tratto distintivo, dall’infanzia alla vecchiaia, Akhenaton, non solo nell’”amore” ma anche nell’esclusività di certi studi, di certe volontà di cambiamento, cui fa da contraltare una mancanza di coraggio, di decisionismo, al punto che in un traumatico scontro madre- figlio la regina Tiy lo definisce “vile”. Vale la pena di sottolineare quanto la Regina madre Tiy sia una figura importante nel romanzo, che aiuta, prima il marito, il Faraone Amenofi III e poi il figlio, a mantenere l’equilibrio e la stabilità nel regno nel corso di tutta la sua vita.