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Ricordi in libertà, libri e autori: Antonio Pennacchi

foto della maratona di lettura presso il Museo Cambellotti

Di Cora Craus –

“Sabato 2 agosto è stata dedicata una serata evento, con maratona di lettura del suo libro “Palude”, ad Antonio Pennacchi, Premio Strega 2010 con il romanzo “Canale Mussolini”. Ho ritrovato e voglio condividerlo con voi, senza cambiare una virgola, un mio vecchio articolo dedicato allo scrittore, nell’ambito di una rubrica che allora curavo sul settimanale “La Piazza”, dove per oltre un decennio ha scritto anche Antonio Pennacchi.

“Tutti sanno che la strada Lungomare corre, per quasi trenta chilometri, da Foceverde – poco dopo Torre Astura – fino a Torre Paola, proprio sotto le falde del promontorio del Circeo. E’ una strada panoramica. Corre – o, per meglio dire, correva – proprio sopra la duna sabbiosa (il tumuleto), tra i quindici e i venti metri sul livello del mare. E’ panoramica perché, guidando, uno può vedere alla sua destra, in basso, il mare – l’azzurro mar Tirreno, distante una sessantina di metri dalla strada – e alla sua sinistra, sempre in basso, i laghi. Azzurri pure quelli”. (Tratto dal libro “Palude”)

C’e voluto un po’ per decidere tra una pagina dissacrante, divertente ed una po’ ma solo un po’ più descrittiva di Antonio Pennacchi; alla fine è palese: abbiamo optato per la descrittiva più in linea con l’idea di itinerario.

L’autore pontino che ha al suo attivo innumerevoli pubblicazioni, è, anche, stando alle dichiarazioni del direttore Giordano Bruno Guerri, la nuova, cercata, voluta firma del suo giornale “L’Indipendente”. Nessuna fatica a crederci intuendo – dagli scritti – l’idiosincrasia di Guerri per tutto ciò che è allineato, non importa di quale parte, e il suo declamato essere “libero pensatore”.

Un breve ritratto biografico, un commento su Antonio Pennacchi? ..Intanto un parere di Massimo d’Alema (fonte Dagospia ): “Tenero e violento (il libro) dell’operaio Pennacchi, mi è piaciuto. Così poco radical-chic, così intellettual- proletario senza nemmeno la erre moscia. Un tormentato rapporto con la politica e la vita, combattente goffo che si complica le cose da solo, però perlomeno paga di persona”.

Antonio Pennacchi il trasgressivo autore, chi sa perché l’aggettivo trasgressivo viene, con puntualità svizzera, affiancato al nome di A. Pennacchi, quando gli scritti dell’autore nato a Littoria- Latina, a noi, viene spontaneo definirli dissacranti, irriverenti ma …trasgressivi. Lo scrittore missino fin da ragazzo, poi compagno di “Servire il popolo”, poi militante del Psi, del Pci, della Cgil e poi… Uno molto bastian contrario.

Per noi “vecchi” lettori e collaboratori de “LA PIAZZA” i racconti, gli interventi settimanali di Pennacchi sono stati fonte di amare e divertenti riflessioni.

E, quello che descrive nel suo penultimo libro “Il Fasciocomunista” sembra la fotografia delle contraddizioni, si, certo, di questa particolarissima terra che è Littoria-Latina; ma anche di una ben più ampia regione: chiamata Italia.

 Dove si è cattolici per tradizione e non per reale fede, si è comunisti per “casati” e non per la voglia di lotta, per spirito rivoluzionario, per appassionata e passionale dialettica. Un paese dove ogni giorno si perde una frazione di diritto, a volte il diritto tout-court. Un paese dove la crescente disoccupazione giovanile e non, ha reso il lavoro un arma di ricatto per veicolare le proprie idee. E, il primo articolo della costituzione: “L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro…” sembra mutato, stabilmente, in quel vecchio e mai abbastanza deprecato adagio popolare: “Francia o Spagna basta che se magnà” (ma forse è solo una personale, amara e superficiale visione).

Torniamo al nostro protagonista, Antonio Pennacchi: è sposato ha due figli, un fratello, Gianni, commentatore politico a “il Giornale”, la sorella Laura sottosegretario Ds. Insomma un vero esempio di famiglia: uniti, liberi e…fasciocomunisti.

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Cora Craus

Cora Craus

Giornalista